E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l’eternità in un barattolo.

Autore:
D. PennacTitolo
: Diario di ScuolaAnno:
2008
Dal Libro:
….Il fatto è che il cappello d’asino si porta più facilmente a posteriori. È addirittura un’onorificenza che in società ci si attribuisce spesso. Ti permette di distinguerti da coloro il cui unico merito è stato quello di seguire i tracciati del sapere. Il gotha pullula di ex somari eroici. Li senti quei furbacchioni, nei salotti, alla radio, presentare le loro disavventure scolastiche come grandiose gesta di resistenza. Io credo a quelle parole solo se vi colgo la lieve eco di una sofferenza perché se anche possiamo guarire dalla somaraggine, le ferite che essa ci ha inflitto non si rimargino mai del tutto. Quell’infanzia non è stata divertente, e ricordarla non lo è più. Impossibile andarne fieri. (…) e tuttavia il somaro che se l’è cavata non vuole essere compatito, per nulla al mondo, vuole dimenticare, tutto qua, non pensare più a quella vergogna. E poi sa, dentro di sé, che avrebbe potuto benissimo non cavarsela.
I sintomi sono gli stessi dei miei tredici anni: testa fra le nuvole, procrastinazione, dispersione, ipocondria, nervosismo, dilettazione morosa, sbalzi d’umore, lamenti, e per finire paralisi di fronte all’esercizio da fare, all’interrogazione da preparare…
Insomma, diventiamo.
Ma non cambiamo un granchè. Ci arrangiamo con quello che siamo.

Quanta verità in queste parole.
Ma una laurea può trasformare un somaro in un (ex) somaro?
Mah.